Sarebbero 2mila 297 e non 2mila 276 i voti che la lista "Uniti per la Rinascita" avrebbe conseguito alle scorse elezioni comunali. È questo il risultato vantato nel ricorso, presentato al Tar, da Gaetano Vallone e dai candidati della sua lista. Alla base del procedimento vi è la contestazione delle operazioni di scrutinio che hanno decretato la vittoria della lista "Passione Tropea", capeggiata da Adolfo Repice, per 2mila 279 voti. «Il nostro ricorso — ha spiegato Nino Macrì, consigliere provinciale del Pdl — non è il classico atto dovuto all'indomani di una tornata elettorale, in cui è stata attribuita la vittoria per uno sparuto numero di voti. Noi ci opponiamo alle condotte illegittime di spoglio che non hanno riconosciuto la vittoria alla lista di Vallone che, invece, vanta ben 21 voti in più». All'origine della querelle c'è l'espulsione dei rappresentanti di lista di "Uniti per la Rinascita" che, per questo motivo, non ha avuto diritto di parola in fase di contestazione di voto. Un allontanamento dovuto ad una mancanza commessa dai ricorrenti nella procedura di nomina dei relativi rappresentanti. «L'errore nel compimento di un'attività facoltativa — ha aggiunto Macrì — non può pregiudicare l'esito di una consultazione elettorale sino a legittimare l'alterazione del risultato. L'assenza di una delle controparti non esime il presidente di seggio dall'obbligo di essere super partes e di applicare il principio del favor voti». Nello specifico hanno presentato ricorso contro il Comune di Tropea e nei confronti dei risultati eletti. Chiedono l'annullamento del verbale di proclamazione degli eletti e dell'estratto dei verbali di certificazione dei risultati. Vorrebbero, in via principale, la revisione del risultato elettorale, che ha visto 59 schede nulle, e in via subordinata l'annullamento delle elezioni «perché il risultato è stato inficiato dalla partecipazione al voto di soggetti diversamente abili per vizio di mente. Che, in spregio alle disposizioni di legge, sono stati ammessi al voto con accompagnatore». Nell'atto presentato al Tar sono stati passati al vaglio i verbali delle 7 sezioni con puntuali contestazioni. Si passa dal caso in cui è stato annullato il voto con la dicitura "dott. L'Andolina", per via del titolo professionale, a quello della mancata riconoscibilità della preferenza che ha fatto annullare, anche, il voto di lista espresso dalla croce posta sul simbolo. Stessa storia per la preferenza data ad un candidato alle concomitanti elezioni regionali. «È venuto meno — ha aggiunto Macrì — il rispetto deila salvaguardia del voto che ammette una scheda da cui se ne desume la volontà effettiva dell'elettore, salvo i casi di riconoscibilità del voto». In via subordinata, hanno contestato il presunto mancato rispetto delle norme che disciplinano l'ammissione al voto con accompagnatore. Hanno puntato il dito contro quei casi in cui sono stati ammessi a votare cittadini accompagnati per "marcato deficit visivo" o per "grave deficit visivo" senza l'attestante certificazione medica. A questi si aggiungono i casi di schizofrenia o di altra malattia mentale, accompagnati dentro l'urna, che non rientrerebbero nell'impedimento fisico con accompagnatore. «La lista avversaria e alcuni suoi fan sostengono che la nostra ingenuità rende legittimo — ha concluso Macrì — il risultato elettorale a prescindere da quella che sarebbe stata la realtà se fossero stati presenti i nostri rappresentanti. Io credo che la trasparenza e l'imparzialità sono principi amministrativi che un Presidente di seggio deve osservare».
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